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5 Novembre 2020Sono mesi che vi è un continuo rimpallare di scemenze e verità storpiate intorno alla nutrizione e al grande tema della prevenzione. C’è chi vende diete per prevenire il COVID con il rischio di essere radiati dal proprio ordine professionale e chi ce la racconta sull’importanza della vitamina D, della vitamina C o della lattoferrina per prevenire il contagio.
In mezzo a tutte queste dicerie che si diffondono peggio dell’influenza stagionale, alcune pagine e blog cercano di tenere botta ai complottari di turno e di invitare alla moderazione, anche nella lettura di determinate ricerche e studi.
Quante bufale alimentari e distorsioni pseudo-scientifiche intorno al COVID 19
Cito testualmente uno dei titoli più cliccati e diffusi sui social:
COVID: l’80% dei pazienti è carente di vitamina D
Cosa potrebbe lasciar pensare un titolo del genere ad un lettore medio? Alludere a qualcosa è grave, specie se chi legge sappiamo bene che non sono sempre esperti del settore. Un titolo del genere potrebbe far pensare che la carenza di vitamina D potrebbe aumentare il contagio e la probabilità di contrarre il COVID. Mi spiace deludere coloro che erano corsi in farmacia ad impasticcarsi di vitamina D come rimedio miracoloso, ma le cose sono ben più complesse. Partendo dal presupposto che quasi il 50% della popolazione è carente di vitamina D, è ben altra cosa integrarsi autonomamente senza prima aver svolto degli esami del sangue specifici. In ogni caso, poter affermare, come è stato fatto in alcune pagine molto seguite di social network, che la vitamina D è un rimedio preventivo utile, lascia spazio ad una serie di ragionamenti che potrebbero indurre in errore le persone.
La vitamina D non impedisce di poter contrarre il virus.
Perciò, prima fake news svelata: i supplementatori0 di vitamina D NON prevengono il COVID.
Purtroppo il tema dei multivitaminici è gettonato da tanti anni, per le ragioni più diverse e non poteva mancare la vitamina C al centro di una serie di fake news. Dal “previene infezioni alle vie aeree” al “previene infezioni virali”, il passo è breve. Peccato che assumere una pastiglia di vitamina C oppure bere una spremuta di arancia non ci mette al riparo dal COVID.
Sottolineo che molte di queste sostanze sono catalogate anche in libri di testo universitari come “antivirali”. Anche la parola “antivirale” porta a pensare che possano curare, ma non è così. Modulano la risposta del sistema immunitario, ma è ben altra cosa dire che sono cure efficaci contro il COVID o rimedi di prevenzione che possono sostituire le normali cure mediche.
Ricapitoliamo: assumere vitamina C NON previene il coronavirus.
Faccio un passo oltre, perché nelle prossime settimane non si sa cosa potremmo aspettarci dai titoli click bait: che sia vitamina C, D, E, K, A e vitamine del complesso B, non possiamo diffondere l’idea che i multivitaminici curino o prevengano patologie virali.
Possiamo fare un discorso analogo con la lattoferrina, di cui si discute molto da alcuni mesi. Il fatto che alcuni studi si stiano muovendo per affermare la sua utilità in qualità di antivirale, bisogna prestare molta attenzione a cosa troviamo in letteratura come review sistematiche e meta-analisi.
Ad oggi uno studio italiano svolto a Tor Vergata su 100 pazienti affetti da COVID vorrebbe provare una sua possibile utilità nel contrastare o prevenire il COVID 19. Purtroppo affermare questo senza dati più solidi, rischia di diffondere la credenza che l’utilizzo di questi integratori sia efficace tanto quanto una cura o un vaccino, cosa ovviamente non vera.
Aumentare le difese immunitarie è un punto cruciale su cui molti si battono per affermare le loro idee, specie in un momento come questo dove il tema è “caldo” e fa breccia sulla mente di chi cerca disperatamente un modo per salvaguardarsi. Per quanto ci piacerebbe credere che la vitamina C o qualsivoglia sostanza presente in alcuni alimenti siano cure efficaci, purtroppo risultano ancora affermazioni senza alcuna solidità scientifica, come dire che gli asini volano.
Scopriremo nel futuro se ci saranno prove più solide per poter cambiare idea. In assenza di evidenza, non ci resta che aspettare ed evitare di giungere a conclusioni fuorvianti.




