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16 Settembre 2020La sensibilità insulinica è uno di quei meccanismi fondamentali per mantenere in buona salute il nostro organismo. Quando si possiede una buona sensibilità insulinica significa che a basse concentrazioni di ormone pancreatico, le cellule fanno migrare i GLUT-4 per far entrare facilmente glucosio nelle cellule.
Questo meccanismo è la faccia della stessa medaglia dell’insulino-resistenza, approfondita e discussa in un precedente editoriale.
Sensibilità insulinica ed esercizio fisico
In quanto nutrizionista sportivo, osservo sovente che le persone obese e sedentarie abbiano maturato una certa resistenza insulinica, causata da:
- dieta squilibrata e ipercalorica;
- assenza di esercizio fisico;
- modificazioni ormonali dati dall’eccesso di tessuto adiposo (come per esempio la sovraproduzione di resistina e resistenza leptinica periferica).
Per tale ragione l’attività fisica speriamo venga presto promossa da tutti i medici, soprattutto in quei soggetti che soffrono di disturbi del metabolismo portati dalla sedentarietà.
Il ruolo dell’esercizio fisico per incentivare la sensibilità insulinica
L’esercizio fisico è un’arma potente per il mantenimento del nostro stato di salute. Quello che innesca in acuto è un meccanismo di trasporto del glucosio nelle cellule di tipo insulino-indipendente. Questo significa che le ore successive ad un esercizio fisico, il corpo farà entrare il glucosio reso disponibile dal fegato nelle cellule. Questo non significa che non venga prodotta ugualmente insulina, ma mentre prima c’è bisogno di questo ormone per permettere l’apertura dei canali GLUT-4, l’esercizio fisico porta le cellule ad avere già questi trasportatori pronti, anche in caso si consumasse un pasto nel post-allenamento.
Possiamo paragonare le cellule come alle stanze di una casa. Nel momento in cui facciamo attività fisica ci ritroviamo a rendere l’aria della stanza pesante e irrespirabile e le cellule decidono automaticamente di utilizzare i GLUT-4 per permettere l’ingresso nelle cellule di glucosio in quanto carente nelle cellule. Possiamo definirlo un sistema di difesa alquanto efficiente. Per tale ragione il regolare esercizio fisico ci consente di essere più bravi a gestire il glucosio e gli acidi grassi nel tempo.
L’adiponectina
Anche il tessuto adiposo è responsabile di alcuni effetti sulla sensibilità insulinica. L’adiponectina è un ormone (composto da 224 amminoacidi) prodotto proprio dal nostro grasso che sensibilizza le cellule all’azione dell’insulina. In tal senso questo ormone sembra importante per la regolazione del metabolismo glucidico. L’esercizio fisico non è l’unica chiave che sembra far produrre adiponectina dal nostro tessuto adiposo. Infatti il dimagrimento e il digiuno possono contribuire alla produzione di adiponectina e all’aumento della sensibilità insulinica.
Gli effetti dell’adiponectina si riassumono in:
- un’azione protettiva nei confronti dell’aterosclerosi;
- aumento dell’ossidazione degli acidi grassi da parte del muscolo scheletrico;
- blocco dell’adipogenesi epatica e della neoglucogenesi;
- aumento del trasporto e del catabolismo del glucosio nel muscolo.
Questi effetti dell’adiponectina, tutti in un qualche modo connessi con il metabolismo glucidico, non sono completamente chiariti a livello fisiologico e non sono tutte le funzioni che svolge l’adiponectina. Si pensa che un ruolo importante dell’adiponectina sia permesso grazie alla mediazione attuata dall’AMPK, una molecola segnale fondamentale per la produzione di energia.
Digiuno, sensibilità insulinica e ruolo della leptina
La sensibilità insulinica è regolata in maniera complessa da una moltitudine di ormoni diversi e abitudini di vita del soggetto. Il digiuno prolungato causa a livello ipotalamico una risposta avviata dalla leptina che riduce gli ormoni tiroidei e inibisce gli ormoni sessuali. Tutto questo non lo vogliamo se stiamo cercando di ottenere un fisico più atletico.
La complessità di tali processi è talmente elevata che comprendere quanto il digiuno sia realmente di aiuto e quando diventa controproducente meriterebbe ulteriori approfondimenti. Quello che sappiamo anche da manuali di biochimica importanti come il Lehninger è che la leptina (ormone prodotto dal grasso corporeo come l’adiponectina) a livello del fegato e del muscolo stimola proprio l’AMPK visto precedentemente, con due importanti conseguenze:
- inibizione della sintesi degli acidi grassi;
- maggior ossidazione di acidi grassi a livello mitocondriale.
Vi starete domandando cosa c’entri tutto questo con la sensibilità insulinica. La leptina aumenta proprio la sensibilità insulinica sia nel fegato sia nel muscolo.
La complessità del rapporto tra sensibilità insulinica ed esercizio fisico
Parlare di sensibilità insulinica ed esercizio fisico non si limita certo a quanto esposto in questo breve editoriale. Alcuni personal trainer o alcuni nutrizionisti cercano di ricondurre il loro lavoro sul veicolare o comprendere tale meccanismo per migliorare il fisico, ma la realtà dei fatti è che sensibilità insulinica e resistenza insulinica sono facce di una stessa medaglia. Non esiste una senza l’altra e anche durante le ore di una medesima giornata, ci ritroviamo a dover combattere con queste due fasi che si alternano.
Basti pensare che quando eseguiamo un pasto molto calorico e ricco di carboidrati, le cellule in acuto diventano resistenti all’insulina come a segnalare che le riserve di glucosio nella cellula sono state ampiamente riempite.
In altre parole queste due fasi, più che controllarle, vanno comprese in termini di “meccanismi obbligati” e che la chiave risiede in tre strategie principali, come più volte annunciato anche in altri articoli:
- controllo del peso corporeo, ma soprattutto della circonferenza addominale;
- svolgere regolare esercizio fisico;
- assumere un quantitativo calorico e di macronutrienti bilanciato in base al dispendio energetico giornaliero.
Inoltre, va chiarito che insulina e carboidrati non ostacolano il dimagrimento, nè costituiscono un pericolo per se stessi; vanno controllati o dosati seguendo una dieta equilibrata e proporzionata al proprio fabbisogno energetico.

