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17 Gennaio 2021Il latte è nell’occhio del ciclone da diversi anni. C’è chi l’ha escluso per partito preso e chi perché ne è realmente intollerante. Al di là di chi ha un motivo valido per escludere questa bevanda, per tutti gli altri possono stare tranquilli: meglio il latte vaccino di altre bevande “sostitutive” vegetali. Il perché lo vediamo tra poco.
Il latte agli adulti? Facciamo chiarezza
Quante volte abbiamo sentito la frase: “l’uomo è l’unico animale a bere latte dopo lo svezzamento”. Questa frase lascia sempre un po’ di perplessità per la scarsità di fonti scientifiche al suo seguito e soprattutto perché l’uomo è l’unico animale a fare tante cose: andare a lavorare, usare indumenti e cuocere gli alimenti. Se però iniziamo a creare slogan pubblicitari privi di finalità scientifica non ne usciamo vivi.
Eppure bere latte, ancora oggi, sembra essere qualcosa di intollerabile per molte persone. Queste persone, che spesso si eleggono come difensori della naturalità, sono evidentemente anche contrarie alla ricerca scientifica. In questi casi spesso mi chiedo quanto sia utile controbattere questo genere di atteggiamento, in quanto non si basa su argomentazioni solide.
Che cos’è l’intolleranza al lattosio?
Proviamo insieme a capire veramente di cosa si parla quando ci si interessa di intolleranza.
L’essere umano ha manifestato, già da diversi millenni, una mutazione sul cromosoma 2 (avvenuta naturalmente, lo dico per anticipare eventuali allarmismi).
Ciò ha portato una parte della popolazione mondiale a rientrare nella categoria di “lattasi persistente”: questo è il nome dell’enzima deputato alla digestione del lattosio che tende a conservarsi negli anni, garantendo la digestione del “terribile” zucchero del latte che è il lattosio.
La popolazione dell’Europa (non completamente, ma la maggior parte) tende a rientrare in questa categoria, insieme agli statunitensi e ai brasiliani. Questi dati li trovate liberamente pubblicati sul Clinical and Experimental Gastroenterology, in uno studio del 2012 di Mattar e collaboratori.
Il latte materno contiene ogni 100 ml circa il 6,5% di lattosio, contro il 5% del latte vaccino. Anche i soggetti intolleranti sembrerebbero possedere comunque una soglia di tolleranza stimata a circa 12 grammi di lattosio. Ci vorrebbero in altre parole circa 250 ml di latte per scatenare i sintomi tipici di chi è intollerante.
Nonostante molte persone pensino di avere problemi con il lattosio, poche tra queste sono realmente intolleranti.
Nella maggior parte dei casi, dopo un Breath Test negativo, non si riesce a comprendere le reali ragioni che scatenano un’ipersensibilità al latte.
Il latte fa bene o fa male?
Una ricerca pubblicata nel 2015 sul Nutrients sembra aver provato come il latte del bestiame europeo (non sembrerebbe così per quello di altri continenti) mostri nella sua parte proteica la prevalenza di una caseina (la A1 Beta-Caseina) in grado di aumentare il transito intestinale e generare quella che viene percepita come “intolleranza al latte”, generando una risposta immunitaria e infiammatoria, così come riportato dal 2009 dall’EFSA. La A2 Beta-Caseina sembra mostrare invece effetti positivi per diminuire l’incidenza di patologie cardiovascolari e diabete mellito di tipo 1.
In conclusione, piccole quote di latte settimanale non sembra dannoso per la salute, anzi. Perciò basta ad allarmismi immotivati.
In paesi dove il quantitativo di luce sembra ridotto a causa della latitudine, basti pensare ai paesi del Nord Europa, il latte è un alimento piuttosto importante che ripristina il fabbisogno di vitamina D ma non solo: ad esempio è utile per gli acidi grassi saturi, in grado di sostentare le richieste energetiche del cuore. Inoltre, come specificato da una ricerca del 2007, moderate quote di acidi grassi del latte, seppur saturi, non influiscono negativamente sulla nostra salute. Al contrario, alcuni di essi sembrano utili per evitare infezioni da Helicobacter Pylori.
Una review del 2016 pubblicata sul Nutrients, ha indagato l’impatto del consumo di latte sui problemi cognitivi, tra cui il morbo di Alzheimer. Diversi studi epidemiologici che si sono susseguiti negli anni hanno cercato di trovare un’associazione tra consumo di latte e disordini cognitivi, con risultati però contraddittori e inconcludenti. Nello stesso studio del 2016 si evidenzia la necessità di ulteriori ricerche, precisando come trovare un’associazione di patologia in un quadro complesso risulta difficile, proprio perché le abitudini dei soggetti andrebbero monitorate nel tempo: i soggetti in questione fumano? Vivono in zone metropolitane con un alto livello di inquinamento atmosferico? Hanno l’abitudine a consumare spesso alcol e altre sostanze che possono portare alla manifestazione di una data patologia?
Non possiamo pensare che un solo elemento possa determinare il nostro stato di salute: questo è il più grande errore che si tende a commettere nel valutare singole variabili in uno studio, portando a conclusioni affrettate e spesso superficiali, oltre che non veritiere.
Riepilogando: moderate quote di latte vaccino non sembrano dannose per la nostra salute. Se invece tendete a bere mezzo litro di latte al giorno, probabilmente non è il latte che fa male, ma semplicemente dovreste moderarvi. Ma qui si tratta solo di buon senso.
La domanda vera è: siete abitudinari e tendete a consumare i soliti 4 alimenti nella vostra vita? Allora il problema non risiede nel cibo, ma in voi.
Bevande vegetali: davvero migliori rispetto al latte?
La risposta è: dipende. Se pensiamo di sostituire il latte vaccino con bevande vegetali quali mandorla o riso, devo deludervi. Spesso queste bevande alternative al latte e spacciate per maggiormente salutari, in realtà contengono molti più zuccheri. Dato l’eccesso di zuccheri semplici nella nostra dieta, pensare di utilizzare tutte le mattine queste bevande, rischia di essere controproducente per l’aumento di peso. Nulla di così grave, specie se siamo persone attive e se la nostra dieta è varia e bilanciata. Ricordiamo però che dal punto di vista nutrizionale, il latte si conferma un alimento completo e bilanciato (anche quello intero) e spesso le alternative non è detto che siano migliori.
Anche in questo caso però non cadiamo nell’allarmismo gratuito. Indagate se la vostra dieta è varia e bilanciata e anche le bevande vegetali più ricche di zuccheri possiamo consumarle senza troppi patemi d’animo.
Immagine di copertina copyright free
BIBLIOGRAFIA – REFERENCES:
- Haug A, Hostmark AT, Harstad OM (2007). Bovine milk in human nutrition – a review; Lipids Health Dis; 6:25
- Mattar R et al. (2012). Lactose intolerance: diagnosis, genetic, and clinical factor; Clin and Exp Gastr; 5: 113-121
- Sebely P et al. (2015). Milk intolerance, Beta- casein and lactose, Nutrients; 7(9): 7285-7297
- Sodhi M et al. (2012). Milk proteins and human health: A1/A2 milk hypothesis, Ind J Endocr Metab; 16(5): 856
- Wu L, Sun D (2016). Meta-analysis of milk consumption and the risk of cognitive disorders, Nutrients; 8(12): 824




