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26 Dicembre 2018Cherry picking. Chi non cade in questo tranello? Se vi state domandando cosa sia il cherry picking cerco di fare un passo indietro e di raccontarvi il perché ho deciso di scrivere un articolo del genere.
Girando per i diversi blog della rete suggeriti da pazienti, amici e colleghi, mi imbatto spesso in articolisti, divulgatori e i cosiddetti “guru” del settore che menzionano ricerche per rispondere ad un’esigenza.
Spesso e volentieri l’esigenza non è di informare il lettore, quanto piuttosto creare una banca data di argomenti scritti in modo tale da confermare le loro ipotesi e le loro convinzioni.
Questo è reso tanto più evidente quando le fonti citate dall’autore sono parziali e cercano di portare l’acqua al proprio mulino.
Cherry picking: che cos’è
Il cherry picking (letteralmente significa “raccolta di ciliegie”) è il modo con cui selezioniamo informazioni e fonti in base alle nostre convinzioni in merito ad un dato argomento.
Ognuno di noi cerca di leggere tra le righe ciò di cui è convinto e anche le sue argomentazioni saranno veicolate in base a ciò che conosce e ai suoi pregiudizi.

Qualche esempio sul cherry picking
Già in diversi articoli abbiamo trattato della poca uniformità degli studi scientifici e di come si possa cadere vittime di fraintendimenti e osservazioni personali che hanno poco a che fare con quanto esposto dai dati statistici.
Ma andiamo al sodo.
Quando parliamo di quanto siano utili gli integratori alimentari per ripristinare l’equilibrio in una dieta scorretta e poco bilanciata, stiamo affermando qualcosa che fa leva sulle nostre convinzioni e non su quanto detto dagli studi scientifici.
L’integrazione alimentare e determinate sostanze si sono dimostrate utili nel clinico. Parlare di ambito clinico è diverso rispetto all’ambito preventivo. Eppure quanti sono i professionisti che consiglierebbero di assumere integratori indipendentemente dalla valutazione della propria condizione personale? Tanti.
Sarà forse il bombardamento pubblicitario di questi anni, sarà che l’ambiente in cui viviamo e cresciamo ci influenza, ma noi siamo un mix di pregiudizi maturati negli anni e di convinzioni spesso immotivate.
L’errore in cui cadiamo tutti è che se leggessimo una ricerca in netta contrapposizione con le nostre idee avremo la tentazione di sminuire quanto appena letto e sopravvalutare quanto più vicino alla nostra mentalità.
Quanti personal trainer consigliano le proteine ancora prima di strutturare un programma di allenamento? Troppi (e molti commettono abuso di professione, ma questo è un altro discorso!).
Ancora, quanti venditori di integratori sconsiglierebbero determinati prodotti perché è stata dimostrata la loro inutilità? Nessuno.
Questo lato oscuro della nutrizione colpisce tutti gli ambiti e i settori.
Ecco spiegato cos’è il cherry picking.
Come ne usciamo da questo BIAS?
Il termine di BIAS indica una distorsione del nostro modo di ragionare. Ne sono affetti tutti: ricercatori, esperti, gente comune. Il cherry picking è un BIAS di ragionamento.
Non è raro sentire ancora frasi del tipo: “le proteine fanno male alla nostra salute“. E chi lo dice? Praticamente più nessuno, specie nella ricerca scientifica. Eppure quanti sono gli esperti che continuano a dire che una dieta che supera il grammo per chilo di proteine sia dannosa? Tanti.
Forse sarà un retaggio culturale, ma alcune convinzioni sono dure da smontare, anche per chi è addetto al settore.
Così come quanti venditori di integratori saranno davvero imparziali nel consigliare prodotti utili solo alle persone che ne hanno davvero una necessità? Pochi. Perché il loro obiettivo è vendere e porteranno più persone possibili ad integrarsi.
In un precedente articolo su “multivitaminici: davvero utili come sembrano?” abbiamo cercato di far luce su come le ricerche abbiano oramai provato l’inutilità dei multivitaminici in soggetti sani (sottolineo sani, non patologici).
Eppure molti promotori dell’integrazione sono convinti (e le ricerche dove sono?) che il multivitaminico prevenga patologie e aiuti anche le persone sane. Peccato che le ricerche non provino l’utilità nei soggetti sani, ma semmai il contrario. Eppure facciamo finta che non ci siano queste ricerche e continuiamo a basarci su quanto conosciamo in merito ad un dato argomento, ignorando tutto ciò che invece è contrario alla nostra idea.
Perciò, ecco alcuni consigli su come uscire dal cherry picking.
- Leggiamo tutte le ricerche considerando la scala dell’evidenza;
- Cerchiamo di leggere soprattutto con attenzione quelle che sono contrarie alle nostre convinzioni;
- Eliminiamo i pregiudizi su ciò che crediamo di sapere e mettiamoci sempre in discussione.
Consigli banali, forse scontati, ma poco applicati in un mondo dove tutti si etichettano “esperti”. Ma l’esperto non è colui che si basa su dati e non sulle proprie convinzioni personali?
Riappropriamoci del senso critico e iniziamo a prenderci del tempo per verificare quanto letto o scritto da altri. E ricordiamo che noi non facciamo eccezione: non basiamoci su ciò che crediamo di sapere, ma su ciò che conosciamo realmente.
I BIAS negativi più diffusi sulle diete per sportivi
I bias negativi più comuni sull’utilità delle diete per gli sportivi derivano spesso da convinzioni errate o generalizzazioni su come la nutrizione influisca sulle prestazioni atletiche.
Di seguito un’analisi di alcuni pregiudizi (bias) molto comuni e del perché siano errati:
1. “Le diete influiscono poco sulle prestazioni degli sportivi, l’importante è allenarsi”
Errore: si crede che il solo allenamento sia sufficiente per migliorare le prestazioni, ignorando l’importanza della nutrizione;
Realtà: una dieta inadeguata può limitare il recupero muscolare, ridurre l’energia disponibile e compromettere i risultati.
Infatti:
- Studi scientifici dimostrano che il timing dei carboidrati e delle proteine dopo l’allenamento migliora la sintesi muscolare e accelera il recupero;
- Un confronto tra atleti che seguono una dieta pianificata e quelli che non lo fanno mostra spesso un aumento delle prestazioni nei primi.
2. “Le proteine sono fondamentali, i carboidrati molto meno”
Errore: l’idea che i carboidrati siano superflui per gli atleti è spesso associata alle diete iperproteiche o chetogeniche;
Realtà: I carboidrati sono la principale fonte di energia per gli sport che richiedono resistenza e alta intensità.
Infatti:
- Gli studi evidenziano che una dieta ricca di carboidrati migliora le prestazioni aerobiche e anaerobiche, specialmente in sport di resistenza;
- Il glicogeno muscolare, ricostituito grazie ai carboidrati, è essenziale per mantenere alte intensità di esercizio.
3. “Gli integratori sono più importanti di una dieta equilibrata”
Errore: molti credono che gli integratori possano sostituire una dieta adeguata;
Realtà: gli integratori servono a completare, non a sostituire, una dieta equilibrata.
Infatti:
- La maggior parte delle esigenze nutrizionali di un atleta può essere soddisfatta con una dieta ben pianificata, senza bisogno di integratori;
- Gli studi mostrano che una carenza alimentare non può essere completamente compensata da integratori senza influire negativamente sulla salute e le prestazioni.
5. “Mangiare di più è sempre meglio per aumentare la massa muscolare”
Errore: l’idea che un surplus calorico illimitato favorisca sempre l’ipertrofia muscolare;
Realtà: un surplus eccessivo porta a un aumento del grasso corporeo, non solo della massa muscolare.
Infatti:
- Studi sull’ipertrofia mostrano che un surplus moderato (circa 10-20% delle calorie di mantenimento) è ottimale per favorire la crescita muscolare evitando accumuli di grasso.
6. “Gli atleti non hanno bisogno di grassi nella dieta”
Errore: si crede che eliminare sistematicamente i grassi sia benefico per le prestazioni atletiche;
Realtà: i grassi forniscono energia a lungo termine e supportano la produzione di ormoni essenziali.
Infatti:
- Studi evidenziano che i grassi, soprattutto quelli insaturi, sono cruciali per l’equilibrio ormonale e il mantenimento della salute generale.
- Negli sport di endurance, i grassi sono una fonte energetica chiave durante gli sforzi prolungati.

