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- Predisposizione individuale
- Alimentazione
- Condizione fisica (allenamento)
Sebbene il primo punto non sia modificabile, esistono delle strategie che possono migliorare il suo grado di pervasività.
Cercare di consumare cibi con un ridotto contenuto di sale aiuta ad evitare quel fenomeno di ritenzione che il sodio tende a compiere.
Per quanto il sodio richiami acqua fuori dalla cellula non significa che esso idrati il corpo: spostando il quantitativo di acqua dall’interno della cellula all’esterno, avviene uno squilibrio idrico. Circa i due terzi dell’acqua del corpo umano deve risiedere all’interno delle cellule: condizioni quali lo stress, l’alimentazione, la genetica e il grado di allenamento possono influire negativamente su queste quote spostando l’acqua da un compartimento all’altro, aggravando però lo stato di ritenzione idrica e provocando la disidratazione cellulare.
Utilizzare le spezie ci permette di mimare l’effetto del sale, non rimettendoci in termini di gusto, evitando di aggravare al contempo l’edema per eccesso di sodio.
Inoltre, come tutte le infiammazioni, anche nel caso della cellulite ricorrere a spezie quali la curcuma e lo zafferano potrebbe aiutare a ridurre lo stato infiammatorio.
Da non trascurare sono i carboidrati.
Essi, infatti, avendo una funzione idratante, possono aiutare a riequilibrare la disparità idrica nei due compartimenti, aiutando ad alleviare la ritenzione e riportando l’acqua all’interno della cellula: si consideri ad esempio che ogni grammo di carboidrati è in grado di legare circa 2 grammi di acqua [1,2].
Pertanto tutte le persone che eliminano i carboidrati dalla dieta, credendo che questo possa agevolare un riequilibrio della situazione, devono prestare attenzione alla perdita di peso, fenomeno ben diverso rispetto al dimagrimento, poichè in alcuni casi potrebbe aggravare lo stato di cellulite, specialmente nei soggetti dove le condizioni di partenza sono severe, cioè con edema e pelle “a buccia d’arancia” visibile nell’intera regione posteriore delle cosce.
Si dovrà tener conto pertanto delle differenze interindividuali che impediscono di utilizzare la perdita di peso quale strategia vincente in maniera omogenea per tutti i casi presi in esame [6].
Anche la caffeina sembra avere effetti benefici in quanto agisce sul metabolismo lipidico, attraverso la formazione di paraxantina, sostanza lipolitica (dimagrante) con dosaggi di sicurezza di circa 4 mg di caffeina/kg/dì [3,4 ], sebbene la sua utilità nei confronti della cellulite per alcuni autori risulta controproducente [5].
Utili senza dubbio sono il consumo regolare di frutta e verdura e di acidi grassi essenziali, sia omega 3 sia omega 6. Un frutto utile che contiene le giuste quote di questi acidi grassi essenziali è la noce.
Alcune pratiche utilizzate, quali diuretici e lassativi sono invece fortemente sconsigliate.
In conclusione, ecco brevemente un riepilogo delle buone pratiche da seguire per limitare il fenomeno di formazione della cellulite:
- Ridurre il quantitativo di sale nei cibi, prediligendo piuttosto l’utilizzo di spezie, in particolar modo curcuma e zafferano, dall’effetto disinfiammatorio.
- Mangiare carboidrati in quanto riequilibratori idrici, limitando il più possibile gli zuccheri semplici.
- Limitare bevande contenenti caffeina e, qualora se ne facesse uso, non eccedere oltre i dosaggi raccomandati (300 mg di caffeina ca. al dì), bevendole possibilmente senza zucchero.
- Non utilizzare diuretici e lassativi.
BIBLIOGRAFIA – REFERENCES
- Bisciotti GN (2000). Teoria e metodologia del movimento umano, Teknosport, Ancona
- D’Isep R, Gollin M (2002). Fitness e muscolazione, Edizioni Sportive Libertas, Torino; p. 123
- Campbell BI, Spano M (2011). Sport And Exercise Nutrition, Human Kinetics Editors; p.138-147
- Leuzzi U, Bellocco E, Barreca D (2012). Biochimica della nutrizione, Zanichelli Editore, Milano; p.225-227
- Neri M, Bargossi AM, Paoli A (2011). Alimentazione, fitness e salute, Editrice Elika, Milano; p.299, 300
- Smalls LK et al. (2006). Effect of weight loss on cellulite: gynoid lypodystrophy, Plast Reconstr Surg; 118(2): 510-516

