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QUELLA “PANCETTA” CHE NON VA VIA
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Unica missione: perdere peso velocemente.
Questo è tanto facile nutrendosi di aria per qualche giorno ma è altrettanto semplice riprendere peso (con tanto di interessi) non appena si interrompe il digiuno.
Risultati duraturi non sono ottenibili con soluzioni temporanee. Con gli anni poi, anche questo approccio risulterà sempre meno efficace, portandosi dietro gli strascichi degli abusi alimentari compiuti nel tempo: si pensi alle smagliature, al grasso ostinato che rimarrà in quelle zone che tanto ci danno pena allo specchio.
Chi si rivolge ad un nutrizionista sportivo deve sapere che il percorso non può essere rivolto a soluzioni di breve termine, perché è necessario pianificare percorsi razionali che accompagnino la persona verso uno stato di forma duraturo.
Il fat point: che cos’è e perché alcuni fanno più fatica a perdere peso
Come mai con il tempo i rimedi dell’ultimo minuto funzionano sempre meno?
Colpa del Fat Point: il grasso che si è consolidato nel tempo e con cui il fisico ha instaurato un rapporto di abitudine. Per i più restii, basti pensare a ciò che avviene con l’avanzare dell’età: a causa dei cambiamenti ormonali, fisiologici e del grasso accumulato negli anni, sarà sempre più difficile togliere dalle zone ostinate quel “chilo di troppo”.
Il regime chilocalorico è ciò che incide maggiormente, ma non è l’unico elemento: conta anche cosa si assume. Ad esempio:
- Alcune ricerche sembrano aver provato come l’assunzione prevalente di acidi grassi polinsaturi e la riduzione di acidi grassi saturi, permetta di avere una tipologia di grasso più semplice da togliere. Questo anche se, a parità di grammi, le chilocalorie assunte saranno equivalenti.
- Assumere un carico chilocalorico nella prima parte della giornata, sembrerebbe utile per sfruttare l’aumentata termogenesi (anche se, non tutti gli studi sono unanimi su questo punto ed è per questo che concentrarsi sul timing di assunzione potrebbe rivelarsi una strada poco vincente).
- Aumentare gli alimenti ricchi in amido e ridurre drasticamente gli zuccheri semplici permette di preservare l’idratazione corporea ed evitare l’effetto del “costruttore del grasso” per eccellenza: l’insulina. Ricordiamo però che in soggetti non allenati, i picchi insulinici sembrano importanti per l’attivazione dell’mTOR e quindi per la costruzione e il mantenimento della massa muscolare. Anche in questo caso 1 grammo di carboidrati apporta sempre 4 kcal, indipendentemente che siano zuccheri semplici o carboidrati complessi. Eppure vi è una differenza nella captazione e stimolazione ormonale: in altre parole fa la differenza in un’ottica di ridistribuzione corporea (oltre che in salute).
- La scelta di alimenti integrali rispetto ad alimenti raffinati ci permette di rallentare l’assorbimento intestinale di macro e micronutrienti impattando diversamente sulla produzione ormonale, con ripercussioni sulla nostra composizione corporea. Mangiare alimenti integrali e ridurre gli alimenti raffinati, ci permetterà di controllare maggiormente il nostro peso corporeo, sebbene i due alimenti in apparenza possiedano le medesime chilocalorie.
Questi quattro punti appena discussi fanno pensare come due diete dallo stesso profilo chilocalorico possano avere due risultati differenti.
Ma torniamo un attimo al nostro Fat Point.
Spostarlo dipende essenzialmente dalle scelte alimentari e chilocaloriche. Ma non solo. Il terzo fattore è il tempo.
Vi starete domandando cosa significhi.
È fisiologico che serva del tempo per variare il nostro Fat Point. Se per anni non abbiamo curato l’alimentazione, il tempo necessario per cambiare la nostra shape si dilaterà.
Non basterà inoltre raggiungere il peso desiderato.
Avremo come ulteriore problema il mantenimento del peso raggiunto, affinché il fat point possa stabilizzarsi. Nei centri dietologici si parla di almeno 12 settimane una volta che il peso è stato raggiunto.
E qui introduco una considerazione più personale ed esperienziale: i pazienti che vengono seguiti da dietologi e nutrizionisti, nell’arco di poco tempo ritornano a come erano prima del trattamento. Questo dipende dal paziente che in quanto tale si pone come fine il raggiungimento del peso. Invece il vero traguardo è iniziare a riconsiderare le proprie abitudini.
Il problema non sussiste se per tre pasti la settimana su ventuno principali, non prestiamo attenzione a ciò che mangiamo: il problema è se tale valore inizia ad alzarsi.
In altre parole il vero cambiamento lo si ha da un cambiamento delle nostre scelte alimentari: non parlo di un menù di insalata e aria per il resto della vita; parlo di un’educazione alimentare bilanciata. L’introduzione di alimenti animali e vegetali (purtroppo in questo gli sportivi non sono bilanciati), alcuni dei quali citati in questo stesso articolo.
Come modificare il fat point?
3 parole che ricadono sotto l’acronico PCD:
Pazienza
Costanza
Determinazione
La pazienza necessaria per far sì che si possa avere un cambiamento duraturo nel tempo, non soffermandosi su risultati labili, la costanza di seguire un corretto piano nutrizionale e un certo numero di ore di allenamento settimanali e la determinazione di proseguire anche quando i risultati tardano ad arrivare (è più che naturale che non si possano avere progressi continui).
Ora qualche strumento ce lo avete: sta a voi decidere cosa fare.

