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2 Dicembre 2018In questo editoriale non parlerò di alimentazione, nè tantomeno di allenamento. O meglio, forse parlerò di entrambi indirettamente, perché ogni volta che vado ad un corso di aggiornamento mi rendo conto di una cosa: si cambiano periodicamente i nomi alle cose, ma alla fine la sostanza rimane sempre la stessa.
Salvo scadere alle volte nel ridicolo.
Una volta si diceva “fai fondo”, ora si utilizzano acronimi inglesi, come il LISS (Low Intensity Steady State).
Una volta ci si poteva permettere di dire “hai 20 minuti di tempo, esegui più passate possibili del circuito”. Ora se non dici AMRAP, as many round as possible, rischi di farti catalogare come ignorante.
Nella nostra professione si presta maggiormente attenzione all’ultimo nome modaiolo di una metodica di allenamento, rispetto al buon senso e alla capacità di periodizzare un lavoro fisico.
Al di là dei nomi e delle apparenze
Come detto all’inizio: cambiano i nomi, ma la sostanza della fisiologia e della biochimica sono rimaste le medesime, salvo alcune scoperte.
Ma davvero siamo a parlare di protocolli HIIT, della lotta eterna tra chi corre e chi fa pesi, quando poi basterebbe conoscere la materia per capire che non esiste nessuna lotta? Nessuna fazione a cui appartenere?
Qui si tratta di dividere due fazioni: quelli che sanno la loro materia, da quelli che non la sanno e fanno finta di conoscerla.
Semplicemente basterebbe conoscere la metodologia dell’allenamento e non vi sarebbe bisogno di altro per essere competenti (salvo della sana pratica lavorativa e un po’ di sano allenamento).
Invece ci nascondiamo dietro i nomi, perché quelli fanno apparire competenti. Conoscere l’ultimo circuito modaiolo funzionale fa più breccia dei pilastri della biochimica. E questo è tanto più visibile quando ti chiedono: “cosa ne pensi dell’allenamento anti-glicolitico?”.
A N T I G L I C O L I T I C O
Nomi nuovi, conoscenze “vecchie” e mode fuorvianti
Negli ultimi tempi è necessario comprendere chi usa il marketing per veicolare teorie prive di senso e chi invece continua a leggere su pubblicazioni scientifiche e frequenta corsi di aggiornamento di categoria.
E devo dire che ridurre la complessità del movimento a semplici slogan ha risvolti inquietanti.
Risulta più facile catalogare che cercare di gestire la complessità di una materia.
La dimostrazione sono tutti quei corsi di formazione o libri in cui ti scrivono il super-allenamento dal nome accattivante e da riproporre a tutti. E i “professionisti” del settore iniziano un “copia-incolla” infinito di quel metodo, senza averlo nemmeno troppo capito. Perché nel fitness (ma non solo) parlare di processi è difficile per chi ha sempre allenato a caso.
Mi auguro che ci sia un tempo per leggere oltre i nomi e vedere di più la sostanza di ciò che si fa.

