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Inoltre la scelta di una metodologia rispetto ad un’altra spesso è influenzata da tre fattori (problematici):
- cosa ha funzionato su se stessi;
- quanto è di moda e sulla bocca di tutti un determinato metodo;
- i colleghi che stimiamo che possono alterare il nostro senso critico su un dato argomento.
In questi ultimi anni si sente spesso parlare di reverse diet. Nello sport si conosce invece la recovery diet.
Vediamo a cosa servono e quale scegliere in base ai differenti obiettivi.
Reverse Diet VS Recovery Diet
Che cos’è la reverse diet
Con il termine di reverse diet o reset metabolico s’intende una dieta che prevede un rialzo calorico graduale e progressivo, senza che ci sia un aumento improvviso e repentino delle calorie introdotte, come nel caso della recovery diet.
La reverse diet, a detta di chi la decanta come una dieta utile per chi è a dieta già da diverso tempo, è di fornire un progressivo adattamento metabolico al rialzo calorico.
L’unica cosa a cui bisogna prestare attenzione è che il rialzo calorico progressivo porta con sé un inevitabile rialzo del peso corporeo.Il vantaggio è controllare il soggetto in questo processo e di fornire riadeguamenti nutrizionali nel caso in cui ci fossero peggioramenti estetici.
Immaginiamo di avere un atleta di discipline estetiche, come nel caso del bodybuilding. La reverse diet, a causa dei lunghi periodi di tempo richiesti per ritornare in normocalorica e successivamente in ipercalorica, non risulta la scelta migliore in assoluto.
Dopo che un atleta rimane per lunghi periodi di tempo in deficit calorico si hanno ripercussioni a livello fisico e a livello mentale, anche per il basso livello di grasso corporeo ottenuto. Da come abbiamo oramai capito, scendere sotto una certa percentuale di grasso corporeo non conviene per tanti motivi e uno di questi è un abbassamento degli ormoni circolanti.
Caso diverso per tutte quelle persone che devono mantenere una media calorica, non sono state sottoposte a deficit molto elevati e vogliamo garantire un po’ di rialzo calorico controllato.
Una riflessione che mi viene da fare è che anche in quest’ultimo caso conviene eseguire una recovery diet per fornire una ricarica a livello del glicogeno, ma ci tra poco ci torneremo.
Che cos’è la recovery diet
La recovery diet è la tipica dieta in cui, arrivando da un periodo di deficit calorico, decidiamo di fornire uno sbalzo calorico che ci permetta di ricaricare le scorte di glicogeno muscolare e fornire tutto l’apporto calorico necessario anche con il rischio di aumentare il peso corporeo. Se ci pensiamo un attimo, questa dieta è ciò che avviene tipicamente nello sport agonistico.
Devo fare un taglio calorico e subito in prossimità della competizione eseguo una recovery diet. Francamente non ho mai capito perché ereditiamo parole inglesi per spiegare concetti che sono sempre esistiti nello sport e nelle pratiche nutrizionali. La cosiddetta dieta di ricarica è proprio questo (o recovery diet).
Per atleti che possiedono un calendario gare serrato e intenso durante l’anno, possono eseguire brevi periodi di deficit calorico di alcuni giorni e le 24-48 ore di ricarica calorica.
Caso simile coloro che hanno completato la stagione agonistica e possono intraprendere una dieta con un rialzo calorico per un certo periodo di tempo per ragioni sia fisiche sia psicologiche.
Cosa scegliere tra la reverse diet e la recovery diet
Quello che segue rappresenta una discussione ricca di riflessioni personali. Personalmente la reverse diet la trovo poco funzionale, salvo rari casi. Una persona che ha subìto un deficit calorico prolungato è completamente irrealistico che riesca a sostenere lievi rialzi calorici nel tempo prima di tornare ad una dieta normotipo o addirittura ipercalorica.
Potrebbe anche riuscirci, ma in fin dei conti perché mai adottare la reverse diet e non una recovery diet? A maggior ragione se conta l’apporto calorico che forniamo per periodi di tempo medio-lunghi rispetto a quelli della singola giornata.
Quando usare una reverse diet
Mi viene da riflettere su quale situazioni potrebbe tornare utile una reverse diet ed essenzialmente direi tre casi specifici:
- persone che hanno fatto molta fatica ad abituarsi ad un dato apporto calorico, così fornisco rialzi minimi per controllare anche lo “sgarro alimentare“.
- persone che sono in deficit calorico da tanto tempo e devono avvicinarsi ad una dieta normotipo, ma fanno fatica a mangiare o a introdurre più calorie.
- coloro che hanno paura a prendere peso e associano l’acquisizione di peso ad un matematico peggioramento della propria condizione estetica o soffronto di disturbi del comportamento alimentare.
Quando usare una recovery diet
La recovery diet direi che è utilizzabile nella maggioranza delle ricariche caloriche degli sportivi agonisti. Da coloro che devono rientrare in categoria di peso e subito dopo la pesata possono ricaricare fino a coloro che devono in un qualche modo avere più scorte glucidiche nei muscoli ed eseguono pertanto dei giorni di restrizione calorica seguiti da giorni con un forte rialzo calorico.
Nelle persone sedentarie che stanno intraprendendo una dieta, lo sgarro alimentare può avere l’accezione di una recovery diet. Oppure pensiamo a coloro che, pur non praticando sport, eseguono periodi di deficit calorico seguiti da alcuni giorni con un buon rialzo calorico controllato nella scelta degli alimenti. Tutto questo ha lo scopo di ottimizzare l’aderenza alla dieta nei momenti in cui dovete tornare in deficit calorico.
La recovery diet rappresenta la scelta migliore in questi casi, ma come sempre ogni cliente è diverso e contestualizzare il caso specifico rimane fondamentale.




