
Periodizzare la dieta: come fare per evitare interruzioni
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Effetto yo-yo con la dieta: come gestirlo?
3 Dicembre 2019Molte persone sperimentano uno stallo nel peso, dopo un po’ che seguono la dieta. La situazione è più comune di quanto ci si aspetti. Dopo i primi chili persi rapidamente, il corpo sembra non reagire più e cominciano le frustrazioni.
Si vorrebbe cambiare nutrizionista, perché sembra che la dieta abbia perso effetto. La verità è un’altra: il corpo si sta abituando al nuovo peso e pertanto è difficile pensare di perdere peso in maniera continuativa, per ovvie ragioni.
Se perdessimo ipoteticamente 700 grammi al mese in modo costante, cioè molto meno del famoso chilo, avremmo una perdita di 8,4 chili in un anno!
Numeri alquanto interessanti se pensiamo da quanti anni ci ripromettiamo di andare da un nutrizionista e alla fine ci siamo decisi solo poco fa. E se pensiamo per quanti anni siamo rimasti fermi ad un peso sopra il nostro standard, pensare ad un percorso di 12-18 mesi non è una richiesta così fantascientifica.
Vediamo perché avviene lo stallo nella dieta. Ho già detto che non è nulla di così grave, anzi. Alle volte le ragioni sono due e diametralmente opposte:
- Dieta sopra la media calorica del soggetto per permettere un’ulteriore perdita di peso;
- dieta esageratamente ipocalorica.
A queste si aggiunge una terza condizione, cioè uno stallo “fisiologico” dettato dalla struttura del soggetto e dal suo set point personale.
Vediamo nel dettaglio queste tre condizioni di stallo.
Lo stallo nella dieta: calorie troppo alte
Condizione piuttosto rara, specie se la dieta è stata formulata da un nutrizionista. Alle volte però succede che il paziente ha intrapreso una dieta “fai da te” estrema per un lungo periodo di tempo. Questo può compromettere i nostri calcoli e potremmo fornire al paziente una dieta ben più calorica di quanto lui non fosse abituato a seguire.
Questo non solo produce uno stallo nella dieta, ma potrebbe causare un effetto rimbalzo sul peso. Sarà premura durante il primo incontro richiedere al paziente il suo diario alimentare e cosa è solito consumare durante la giornata, per evitare situazioni di questa natura.
Dovessimo scoprire che la dieta seguita è ben al di sotto delle richieste, possiamo pensare ad un reset metabolico, cioè ad un innalzamento provvisorio e graduale della dieta. Questo garantirà agli ormoni steroidei e peptidici di essere prodotti correttamente, pur rimanendo nello steady state calorico ipotetico.
Quando le calorie sono troppo basse
Per evitare questa situazione controlliamo i valori di carboidrati, proteine e lipidi assunti e possiamo pensare di calcolarli sul peso di arrivo (4-5 chili più in basso rispetto al peso del paziente).
Ricordiamo che:
- sul peso dobbiamo calcolare circa 0,8 grammi di lipidi per chilo di peso, per permettere la corretta produzione ormonale.
- Un apporto calorico di circa 25 kcal per chilo di peso al giorno (salvo rare eccezioni valutabili caso per caso).
Calorie troppo basse possono causare uno stallo nella dieta, perché la produzione ormonale inizia ad essere compromessa. Pensiamo ad alcune atlete che affrontano un periodo di restrizione calorica estremo e si ritrovano in amenorrea, cioè in assenza di ciclo mestruale. Questa situazione è deleteria, perché le aromatasi iniziano a funzionare male e la produzione estrogenica viene compromessa. Pochi estrogeni nella donna significa un più alto rischio di fratture ossee e una più alta predisposizione a problematiche cardiache. Insomma, non è una buona idea!
Set point e stallo del peso
Alcune persone sono talmente da tanti anni con un certo peso che la perdita risulta difficoltosa e tutt’altro che semplice. Questi pazienti hanno bisogno da parte nostra di una corretta comunicazione, cioè dobbiamo metterli al corrente dei risultati conseguiti e che la pazienza sarà l’arma per combattere il set point.
Si, ma cos’è questo set point o fat point? Definiamolo pure come il livello di grasso consolidato, al di sotto del quale il corpo fa molta fatica a scendere e si è resistenti anche ad un approccio nutrizionale (almeno nel breve periodo).
Qui ci sono due armi che possono giocare a nostro favore: una dieta protratta nel tempo e correttamente periodizzata e svolgere in maniera costante dell’attività fisica settimanale.
Il rapporto tra professionista e paziente risulta cruciale per l’ottenimento del risultato. Cercate di instaurare un rapporto comunicativo e di fiducia, dove il paziente potrà affidarsi a voi per poter agire sulla dieta, nel caso ci fossero degli intoppi nel percorso.
Come detto tante volte, concentratevi sulle calorie assunte e sui rapporti dei macronutrienti (calcolando i grammi per chilo di peso). Il timing di assunzione, cioè “quando mangio un certo alimento” è cosa di poco conto, specie inizialmente.

