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12 Ottobre 2021Tutti ne parlano. In rete ci sono centinaia di articoli scritti e diete proposte per evitare reazioni avverse ai lieviti. Appena ci si affaccia alle ricerche scientifiche presenti si ha un’interessate sorpresa:
ZERO RICERCHE IMPATTATE
Il mio interesse si è esteso ad altri frangenti per comprendere se esistano test diagnostici, ma sono tutti completamente inaffidabili e ne ho parlato anche in un precedente articolo: “test delle intolleranze alimentari: attendibili?”
Dal primo articolo scritto sui test delle intolleranze alimentari, la questione è rimasta pressoché la medesima: i test sulle intolleranze sono (quasi tutti) inattendibili. Un po’ come andare dallo stregone per farsi raccontare cosa ti succederà la prossima estate.
Nel corso degli anni però si sono moltiplicati gli articoli sull’intolleranza al lievito: come ridurre i sintomi e come gestire la dieta.
Tutti questi articoli, basati probabilmente su una dieta ad esclusione, trascurano un dettaglio: la complessità dei nutrienti e non nutrienti presenti negli alimenti. Chi riferisce intolleranze ha spesso una sintomatologia estremamente generica. Con questo non significa che sia inventata, ma che quanto riferito è ascrivibile a tantissime cose diverse.
L’intolleranza al lievito non esiste
Eppure ogni volta che mangio qualcosa con del lievito, puntualmente sto male. Ho provato a togliere i prodotti lievitati e sto meglio. Perché?
La domanda non solo è lecita, ma spesso porta con sé considerazioni difficili da spiegare a chi oramai è convinto che il suo problema sia il lievito. Per questo sarebbe importante capire le abitudini alimentari e gli stili di vita di chi è convinto di avere un’intolleranza.
Intanto chi è convinto di avere un problema deve fare una cosa (ed una soltanto): rivolgersi al proprio medico. L’infiammazione, qualora ci fosse a livello intestinale, deve essere indagata. Spesso le persone danno la colpa ad un elemento che non rappresenta il problema e non è la causa scatenante.
A questo si aggiunge che moltissimi manifestano e riferiscono sintomi troppo generici, difficili da individuare anche per il medico, che prescriverà gli opportuni esami e farà la diagnosi dopo averli visionati.
La cosa fondamentale in questi casi è spegnere internet e non cercare su Google, perché si rischia di rafforzare convinzioni che non hanno né capo né coda. In alcuni casi il medico andrà ad indagare se ci sono problemi disbiotici intestinali o se la sintomatologia è riferibile ad una dieta troppo ricca di carboidrati e zuccheri semplici (esempio generico. Non sto affermando che i carboidrati siano necessariamente il problema). Ancora, potrebbe emergere un problema intestinale che sta portando a questa sintomatologia.
Insomma, la prima strada da percorrere è quella medica. In secondo luogo si può richiedere una consulenza anche con un esperto della nutrizione per:
- bilanciare la propria dieta;
- limitare il consumo di certi alimenti, nel rispetto delle linee guida per la salute.
Il problema è sicuramente da affrontare da più punti di vista. Mettere nel mirino delle nostre convinzioni il lievito nasconde delle insidie. Una tra tutte è che i prodotti lievitati sono cotti e quando consumiamo un prodotto cotto, i lieviti sono morti. Perciò la loro funzione si conclude nel momento in cui sono sottoposti ad alte temperature e non possono esplicare alcun tipo di ruolo a livello intestinale.
Ad oggi la complessità degli argomenti va affrontata con figure competenti. Evitate di auto-convincervi di un problema per aver escluso intere categorie alimentari dalla dieta, perché potrebbe non essere quello il problema e la ragione del perché voi stiate meglio, non è necessariamente riconducibile all’elemento che avete messo alla gogna.
Ad oggi, almeno per le evidenze esistenti, possiamo dire che l’intolleranza al lievito non esiste.
REFERENZE DELLE IMMAGINI:
Photo by Hiroshi Kimura on Unsplash




