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1 Ottobre 2021Gli studi sul microbiota intestinale diventano di anno in anno sempre di più. L’interesse verso questo argomento è dato dal fatto che si stanno scoprendo meccanismi finemente connessi con lo stato di salute. Si sa che molti nessi di relazione esistono, per quanto sia ben più complesso analizzare e dimostrare nessi causali su diversi meccanismi biologici.
Lo sviluppo di determinate popolazioni batteriche permetterebbe di accelerare e/o influenzare alcuni stati infiammatori e patologici. Nonostante molti meccanismi siano ancora da chiarire, si aprono diverse ipotesi su come la flora batterica intestinale sia in grado di aiutarci a vivere meglio o, se alterata, a mettere a repentaglio il nostro benessere.
Il microbiota intestinale e atleti di endurance
Anche l’esercizio fisico sembrerebbe in grado di influenzare le popolazioni batteriche intestinali. Nell’intestino degli atleti sembrano presenti in abbondanza popolazioni di Veillonellaceae, Bacteroides, Prevotella, Methanobrevibacter o Akkermansia.
Il perché alcuni batteri si sviluppino maggiormente in atleti rimane ancora un mistero, ma si potrebbe pensare ad una forma di adattamento: dalle richieste cellulari differenti degli atleti ai processi ormetici che vedono coinvolti gli enzimi cellulari e diversi mediatori chimici. Il microbiota intestinale viene influenzato da quanto accade nel corpo ed è probabile che ci siano influenze dettate anche dall’esercizio fisico e non solamente dall’alimentazione seguita.
Perché parlare di microbiota intestinale e atleti di endurance?
Uno studio del 2019 pubblicato su Nature Medicine e che ha visto coinvolti due gruppi, di cui 15 atleti di endurance che corsero la Maratona di Boston e 10 persone del gruppo di controllo, si è potuto notare come il microbiota intestinale degli atleti di endurance fosse molto più ricco di Veillonella, rispetto ai non-runner (Scheiman J et al., 2019).
Veillonella e il loro ruolo nel metabolismo del lattato
Il metabolismo di Veillonella è molto particolare, poiché la loro principale fonte energetica è rappresentata dal lattato. Il lattato viene metabolizzato in acidi grassi a corta catena (SCFAs) come l’acetato e il proprionato attraverso la via del metil-malonil-CoA. Inoltre sembrerebbe che l’enzima responsabile della metabolizzazione del lattato, la lattato-deidrogenasi, sia presente in diversi gruppi di batteri, come Veillonella atypica, Veillonella dispar e Veillonella parvula (Scheiman J et al., 2019).
La conversione di lattato in proprionato è in grado di ottimizzare il metabolismo dell’ossigeno e aumentare il ritmo cardiaco. Per quanto questi risultati siano stati evidenziati nei topi, i risultati aprono la strada per future ricerche:
Propionate has been shown to increase the heart rate and maxi-
mum rate of oxygen consumption, and to affect blood pressure in
mice (Pluznick et al., 2013 e 2014).
Alcuni dati suggeriscono come la produzione di propionato da parte del microbiota intestinale sia in grado di influenzare la performance sportiva dell’atleta (Scheiman J et al., 2019).
Ad oggi si capisce come il microbioma sia interconnesso a diverse funzioni cellulari e influenzi l’efficienza di tutto il nostro corpo, in positivo e in negativo. Per questa ragione la ricerca sta cercando sempre più di fare chiarezza sul suo ruolo, su come agire sui ceppi batterici per preservare lo stato di salute.
Nel futuro vedremo se ci saranno dati maggiormente solidi anche sul campo della performance sportiva. Ad oggi diverse ipotesi lasciano intendere che il futuro riserverà interessanti novità su questo fronte.
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