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30 Luglio 2019Aggirarsi per il supermercato è diventata un’esperienza mistica. Centinaia di prodotti dalle etichette invitanti: dal “no glutine” al “senza olio di palma” alle scritte rassicuranti “vegan”.
Purtroppo gran parte di questi alimenti non sono migliori dei prodotti convenzionali, se non per un dettaglio: costano di più al consumatore.
E il tanto amato cibo biologico? Anche questo parrebbe non essere così superiore qualitativamente rispetto agli alimenti tradizionali. Ovviamente il titolo è volutamente provocatorio e vuole invitare il lettore a prestare attenzione a nomi che richiamano ad una maggior salubrità apparente, non confermata però da studi scientifici.
Il biologico riguarda la sostenibilità del processo produttivo e non una maggiore qualità organolettica dell’alimento bio.
Il biologico: moda alimentare?
L’American Journal of Clinical Nutrition ha pubblicato nel 2009 una review sistematica dove si puntualizza come i livelli di nutrienti tra il cibo tradizionale e il cibo biologico siano analoghi. Pertanto nessuna qualità superiore, anche se tanto chiacchierata e raccontata.
E per chi ama il biologico può pilotare la conversazione sul come vengono coltivati i prodotti, l’utilizzo di prodotti di origine naturale e alcuni standard “superiori” nella produzione e nell’allevamento.
Facciamo un piccolo salto in un passato neppure troppo lontano, di pochi anni. Da una pianta tropicale della famiglia delle Leguminose si produsse un insetticida naturale dal nome rotenone, utilizzato nell’agricoltura biologica. Il rotenone si scoprì impattare fortemente sull’ambiente, oltre che possedere un elevato grado di tossicità.
I consumatori riposero fiducia nella maggior sicurezza del prodotto bio e di essere fintamente protetti a livello salutistico per l’utilizzo di insetticidi ed erbicidi “naturali”.
L’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB) ha citato quanto comunicato dal Comitato Europeo per la catena alimentare:
l’utilizzo del Rotenone, seppure di origine naturale, esercita un forte impatto ambientale, con un’elevata tossicità verso i pesci e le api.
La scelta di molti consumatori di scegliere il biologico è dettato dalla convinzione psicologica che faccia meglio e che rispetti maggiormente l’ambiente.
In base a quanto detto fino ad ora in barba a chi affermerebbe una miglior qualità dell’agricoltura biologica rispetto all’agricoltura convenzionale.
Se sommiamo questi primi tasselli, abbiamo che:
- l’agricoltura biologica NON ha una qualità superiore;
- alcune scelte del passato in agricoltura biologica non sembrerebbero percorrere una scelta ecologica migliore rispetto all’agricoltura tradizionale.
Per ora un bel buco nell’acqua purtroppo per prodotti che sembrerebbero solamente costosi, ma che al di là del marchio verde, ci sarà da attendere per capire la loro maggiore salubrità (ad oggi non confermata).
Per approfondimenti si rimanda alla review sistematica di Dangour e collaboratori, pubblicata nel 2010 sull’American Journal of Clinical Nutrition.
La certificazione biologica attesta pertanto un preciso processo di produzione, ma non una qualità superiore dell’alimento finale. E anche certificando il processo, abbiamo visto come ci siano alcune assurdità, specie per chi è convinto della scelta maggiormente ecologica dei prodotti bio.
La scelta del bio: un nuovo mercato di lusso?
Si sa, la parola “salute” è la nuova parola d’ordine per catturare l’attenzione, convincere le masse e creare un’impennata nelle vendite. Basta decantare le molteplici proprietà dei prodotti bio e di paragonarle con quelli tradizionali per produrre il richiamo della massa.
Lo stesso richiamo che porta molte persone ad affidarsi a professionisti non abilitati che vendono diete e che danno il “prodottino” dalle proprietà miracolose. Il neo di tutto questo è il prezzo del prodotto: costoso rispetto ad un prodotto analogo, dalle proprietà simili se non uguali, ma con una campagna di marketing molto forte che faccia prendere decisioni di impulso.
Il bio sembra diventato un vero brand e analizzando i trend di questi ultimi anni, il bio è in crescita. Considerato il marchio di chi è cool, di chi rispetta la natura e di chi sceglie sempre il meglio per sè stesso e per la propria salute.
Peccato che tutto questo sia pubblicità e non sia la realtà dei fatti. Il bio rappresenta oggi la nuova moda alimentare di lusso, perché con quei prezzi alla fine del mese abbiamo speso come un trimestre di cibo. La convinzione di maggior salubrità dei prodotti NON è confermata da studi, ma solo da chi il bio l’ha sposato nella sua filosofia.
Esiste un biologico vero?
Il titolo di questo editoriale non è a caso. Il biologico è quello che nessuno vuole (giustamente, in alcuni casi): dalla mela mangiata parzialmente da un verme, alle carote ancora sporche di terra e da lavare. Oggi tutto deve essere pettinato, come in una boutique dove si richiama una naturalità perduta in un contesto in cui il prodotto non ha alcunché di superiore. E poi: cosa significa “naturale”? Ricolleghiamo il naturale a qualcosa di migliore, quando anche questo termine è scorretto.
I prodotti freschi sono davvero migliori degli alimenti surgelati? Già qualche tempo fa abbiamo scoperto non essere così. Dal punto di vista sanitario parrebbe proprio il contrario, ma nell’epoca del “naturale” siamo come tanti zombie, pronti a ragionare d’istinto e poco di testa.
REFERENCES:
- Dangour AD et al. (2010). Nutrition-related health effects of organic foods: a systematic review, Am J Clin Nutr; 92: 203-210.

