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11 Dicembre 2018La dieta Weight Watchers è nata a metà degli anni Sessanta del secolo scorso da Jean Nidetch. Vediamo come funziona e soprattutto che cos’è questo regime nutrizionale.
Dieta Weight Watchers: che cos’è?
È una dieta che mira alla perdita di peso e consta di tre fasi:
- urto;
- transizione;
- mantenimento.
Fase d’urto
Ha lo scopo di far perdere gran parte del peso corporeo e di avvicinare il soggetto al suo peso forma.
La transizione nella dieta weight watchers
Questa seconda fase della dieta ha lo scopo di consolidare la perdita di peso e arrivare al peso stabilito.
Il mantenimento
La dieta viene cambiata per mantenere il peso raggiunto.
Il sistema di punteggio della dieta
La dieta weight watchers che cos’è nel dettaglio? Di fatto è una dieta a punteggio. Per ogni punto attribuito si calcolano all’incirca dalle 35 alle 45 kcal. Si calcolano le grammature degli alimenti per attestarsi su multipli del “punteggio”.
Un menù “classico” è impostato intorno ai 30 punti che corrispondono a 1100-1400 kcal al giorno a seconda degli alimenti selezionati.
Come aumentare l’efficacia di questa dieta?
Chi ha intrapreso questo regime nutrizionale almeno una volta nella vita avrà constatato che il suo punto di forza sono le sessioni di recall e di gruppo che aumentano la motivazione al piano. Il controllo del percorso ha un forte effetto sul paziente che si sente spinto a continuare, anche in virtù degli effetti positivi visibili su altri pazienti presenti a queste riunioni.
I contro della dieta
Quando è nata questa dieta si invitavano i pazienti a prediligere la margarina rispetto al più tradizionale olio o burro. Si scoprì nel tempo che la margarina non è proprio la scelta alimentare migliore per tutta una serie di problemi che può dare al nostro apparato cardiovascolare.
Inoltre gestire pazienti che devono intraprendere un regime fortemente restrittivo è complesso. La possibilità di abbandono della dieta è molto alto specie se siamo di fronte a casi di palese sovrappeso. Dobbiamo pensare che in assenza di recall frequenti è difficile per chi è abituato “ad abbuffarsi” a resistere ad una dieta con questo apporto calorico.
Perché ha avuto così tanto successo nel corso degli anni?
La forte campagna pubblicitaria e i meeting a cui si era invitati a presenziare per mantenere il regime nutrizionale, hanno permesso a questa dieta di aggiudicarsi uno dei posti più ambiti nella storia delle diete. I pazienti infatti si sentono parte integrante di una community e questo è un punto a favore da non sottovalutare.
Ma quindi è una dieta consigliata oppure no?
DIPENDE.
Se il nostro obiettivo è ridimensionare il peso corporeo, può essere utilizzata come alternativa. Personalmente credo in una forma di educazione alimentare di altra natura. Sono a favore a due-tre settimane di dieta ipocalorica, ma è necessario insegnare al paziente l’autogestione.
Dopo il primo periodo risulta perciò cruciale che il paziente torni ad una dieta normocalorica, senza il classico sistema del punteggio e capisca cosa mangiare, quanto e come cucinare per preservare il proprio stato di salute.
E come sempre, la raccomandazione è di sostenere una vita attiva, oltre ad una dieta bilanciata.

