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Il progetto Okkio alla salute, svolto nelle scuole italiane grazie al coordinamento dell’INRAN, ha dimostrato come la percentuale di bambini sovrappeso e obesi sia elevata. Parliamo di più di un bambino su tre in sovrappeso.
Le regioni Campania, Sicilia e Calabria detengono purtroppo il record rispetto alle altre regioni d’Italia. Quasi un bambino su quattro non consuma prodotti vegetali quotidianamente e più del 40% dei bambini consuma ogni giorno bevande zuccherate.
Dati allarmanti che dovrebbero far riflettere sul ruolo fondamentale del nutrizionista in età pediatrica.
Ancora più preoccupante è la percezione che i genitori hanno dei loro stessi figli. Da questa indagine è emerso che il 50% dei genitori non sa valutare il quantitativo di attività fisica svolta dal figlio, né possiedono la percezione del rapporto peso/altezza fuori scala. Questo si traduce in un comportamento che viene reiterato, incitato e consolidato nel mantenere un peso corporeo fuori dai limiti di norma e a rimanere sedentari nel tempo. Per questo ancor prima di parlare di alimentazione in età pediatrica, bisogna pensare che l’approccio è multi-livello: si parte dai genitori per fornire educazione alimentare al figlio. Non si può pensare di programmare una dieta personalizzata ad un bambino o ad un giovane se in famiglia non si cambia il rapporto con il cibo.
Alimentazione in età pediatrica
L’alimentazione in età pediatrica, non a caso, si è detto poche righe fa che parte dai genitori. A testimonianza di questo è stato condotto nel 2010 uno dei più grandi studi genetici al mondo chiamato Diogenes, acronimo di Diet, Obesity, Genes e durato 5 anni. Con il coinvolgimento di 772 famiglie, si dimostrò che:
- il gruppo che seguiva una dieta al 25% dell’intake di proteine e con assunzione di carboidrati a basso indice glicemico, non ha ripreso i chili persi inizialmente e i loro figli, in una fase successiva, hanno perso circa il 15% del peso in soli 6 mesi.
L’alimentazione pediatrica e le linee guida
Da notare che i bambini dello studio non hanno seguito una dieta ipocalorica, ma normocalorica. Pertanto l’idea di sacrificio legata al sopportare la fame, non corrisponda al vero se la dieta viene modificata nell’apporto dei macronutrienti.
Sappiamo bene il limite di basarsi solamente sull’indice glicemico, ma ci fu un’associazione interessante tra coloro che consumavano carboidrati a basso IG e con un buon apporto di proteine e la riduzione di peso che ne derivò.
Ne derivò che ci furono ampie conferme di quanto emanato dalle linee guida europee. In altre parole, per quanto riguarda l’alimentazione pediatrica, si consiglia di assumere:
- una dieta ricca di fibre e con un apporto giornaliero di frutta e verdura;
- meno alimenti ipercalorici e più alimenti ricchi di carboidrati complessi;
- consumare meno zuccheri semplici e meno grassi.
Una crescita corretta passa inevitabilmente da una dieta correttamente strutturata e da una regolare attività fisica che costituisce il basamento su cui migliorare la propria efficienza fisica.
BIBLIOGRAFIA – REFERENCES:
- Corbu A (2020). Alimentazione in età pediatrica. ebookECM; pp. 122-125

