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7 Settembre 2020Non sono il primo a parlarne in rete e non sarò l’ultimo. Oggi però vediamo in maniera semplice e comprensibile un argomento piuttosto complesso: la flessibilità metabolica.
Per quanto le ragioni alla base della magrezza tocchino diversi aspetti, il quantitativo calorico introdotto per un certo periodo di tempo e alcune predisposizioni genetiche, possono favorire una data struttura rispetto ad un’altra. Non ci siamo dimenticati qualcosa? Per rimanere magri nel tempo e avere un corpo maggiormente in grado di gestire efficacemente il materiale introdotto con la dieta, dobbiamo svolgere regolare attività fisica.
Perciò, la flessibilità metabolica dipende essenzialmente da due fattori principali, se la analizzassimo in modo semplicistico:
- la dieta seguita (calorie introdotte e macronutrienti);
- esercizio fisico svolto durante la nostra vita.
La combinazione di questi due fattori permette di avere un fisico più prestante, asciutto e muscoloso, così come un fisico più corpulento e più resistente al dimagrimento.
Nel primo caso, il corretto quantitativo calorico in rapporto all’attività fisica svolta permetterà di avere un fisico più capace di gestire il materiale introdotto con la dieta e di gestirlo al meglio durante le ore di attività fisica. Nel secondo caso ci troveremo di fronte ad una persona con serie difficoltà a gestire correttamente carboidrati, proteine, grassi e calorie globali, per inefficienza corporea.
La flessibilità metabolica: cos’è e come si migliora
Che cos’è la flessibilità metabolica?
Possiamo definirla come la capacità del nostro corpo di passare efficacemente dal metabolismo dei carboidrati a quello dei lipidi e di gestire correttamente l’apporto calorico e di nutrienti. Quando il corpo riesce a passare dall’ossidazione dei carboidrati e quella dei lipidi efficacemente per la produzione di energia, possiamo dire di possedere una buona flessibilità metabolica.
Come possiamo migliorare la flessibilità metabolica?
Con l’arma che molti ancora sono scettici ad usare: l’esercizio fisico. Risulta più facile cadere vittime di creme miracolose e pilloline che promettono un fisico da Belen, piuttosto che accettare la realtà dei fatti: darsi da fare. La chiave di volta per avere una buona flessibilità metabolica è proprio svolgere dell’attività fisica che migliorerà la capacità di gestione dei substrati energetici, principalmente grassi e carboidrati.
Come possiamo rimanere magri nel tempo
La parte più “semplice” della questione l’abbiamo chiarita. Risulta perentorio svolgere della regolare attività fisica. Adesso però le questioni si complicano, perché non basta di certo fare una seduta in palestra una volta al mese per risolvere tutti i nostri problemi. Se fosse così facile avrebbero tutti un fisico stellare con poca, anzi pochissima fatica.
Il nostro corpo è il prodotto di una serie di condizioni fisiologiche che si sono consolidate nel tempo. Tra queste troviamo:
- un certo numero di adipociti disseminati nel corpo;
- una struttura fisica che abbiamo in parte ereditato da chi ci ha preceduto nel nostro albero genealogico;
- un quadro ormonale dettato da ciò che abbiamo mangiato e fatto fino ad oggi;
- una certa capacità mitocondriale (anch’essi variabili in termini di numero e dimensioni in base ai nostri stili di vita).
La lista potrebbe proseguire a lungo. La chiave di volta la ritroviamo nei mitocondri: organuli cellulari che sono in grado di gestire l’energia in entrata e utilizzare sia i carboidrati sia i lipidi. Anche i mitocondri funzionano più o meno bene in base a come li abbiamo allenati. In altre parole a quanto e a quale esercizio fisico li abbiamo sottoposti nel tempo. Da qui subentra quanto li abbiamo “ingolfati” di calorie e nutrienti senza che fossero in grado di gestire l’energia in eccesso.
Parlando facile…
La flessibilità metabolica dipende da diverse situazioni. Per essere flessibili a livello metabolico dovremmo:
- consumare un corretto apporto di carboidrati, proteine e lipidi: in buona sostanza un corretto apporto calorico bilanciato nell’assunzione dei nutrienti;
- svolgere attività fisica ad alta intensità e più di “resistenza”: in questo la variazione dello stimolo, una sua continuità e una corretta programmazione permettono di ottenere una buona flessibilità metabolica;
- concedere del tempo al nostro corpo per imparare ad essere flessibile metabolicamente: inutile pensare in 3 o 6 mesi di risolvere i problemi e condizioni fisiche che ci portiamo dietro da una vita. Programmiamo il lavoro fisico e manteniamolo nel tempo.
Ricordiamo inoltre di essere realisti negli obiettivi che ci poniamo. Inutile pensare ad un obiettivo di lunghissimo termine. Programmiamo obiettivi di corto raggio, monitoriamo e valorizziamo ciò che otteniamo (anche i più piccoli risultati) e cerchiamo di non ridurre la frequenza degli allenamenti, ma piuttosto di incrementarla gradualmente.

