
Scagionata la carne dalle accuse di alcuni anni fa?
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30 Dicembre 2019Oramai utilizzare un portale di ricerca scientifica è cosa alquanto semplice. Cerchiamo un argomento, di qualsiasi natura, e i portali dedicati ci sfornano migliaia di ricerche su quall’ambito specifico.
Il problema del mondo della nutrizione è che la stragrande maggioranza sono studi osservazionali. Questo significa che molto di ciò che leggiamo non afferma un nesso di causalità.
Quando si afferma che consumare carne oltre un certo limite ci porta ad aumentare la mortalità o il rischio di patologie specifiche, si sta affermando un nesso di relazione e non uno di causa-effetto. Questo significa che se consumiamo carne moriamo? Assolutamente no. Queste sostanziali differenze causano un mix di disinformazione anche tra gli addetti ai lavori e tra persone che leggono libri allarmisti ricchi di studi epidemiologici.
Oggi sappiamo per esempio che più che il consumo di un singolo alimento contino di più la variabilità alimentare e il consumo di prodotti vegetali in associazione ad alimenti animali.
Perciò attenzione a non cadere vittime di disinformazione. Quando leggiamo: “una ricerca ha dimostrato che…” dobbiamo domandarci quale e che tipo di ricerca ha dimostrato un determinato effetto.
Quando leggiamo libri sulla nutrizione che vogliono tirare l’acqua al loro mulino su teorie alquanto azzardate che vorrebbero dimostrare un nesso di causalità sulle cose, dobbiamo stare attenti su chi e in che modo è stato dimostrato un dato effetto.
Se dimostriamo in vitro che l’aggiunta di caseina insieme a cellule tumorali ha portato ad un aumento replicativo delle cellule tumorali, si è dimostrato che la caseina è cancerogena? No. Il perchè è presto detto: gli studi in vitro non sono così affidabili in tal senso e inoltre quanto dimostrato in vitro non è detto che venga dimostrato in vivo.
Questo discorso vale allo stesso modo “su chi” è stato condotto uno studio.
Abbiamo dimostrato un dato effetto sugli animali? Interessante, ma questo non prova granché sull’uomo. Perciò bisognerebbe dimostrare tale effetto sugli uomini.
Si capisce facilmente come scrivere libri allarmisti sia alquanto semplice, perché i lettori non si interrogano su quanto venga scritto, ma si impressionano dalla cozzaglia di ricerche che sono state ad arte citate per veicolare un messaggio ben preciso.
Questo discorso si può estendere su tanti prodotti alimentari: dalla carne al latte a qualsiasi altra tipologia di alimenti.
Stiamo attenti a ciò che leggiamo e verifichiamo sempre quanto viene detto.
Ultimo appunto che trae in inganno molte persone, anche di cultura medio-alta: la frase “l’ha detto il signor X, quindi ciò che dice è vero” non è un parametro per valutare la fondatezza di determinate affermazioni.
Nella piramide dell’evidenza scientifica il parere degli esperti conta molto poco, se non è affiancato da dati attendibili e da studi che provino quanto è stato detto (ma anche su questo abbiamo capito che dipende dalla qualità degli studi citati, perché anche i cosiddetti “esperti” qualche scivolone tendono a commetterlo).




