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8 Giugno 2018Ovaio policistico: che cos’è?
La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una patologia descritta per la prima volta nel 1935 da Stein e Leventhal. Le 7 donne analizzate nello studio in questione presentavano i seguenti sintomi e segni:
- Amenorrea.
- Irsutismo.
- Ingrandimento delle ovaie con cisti multiple.
La PCOS presenta spesso anche altre alterazioni: da una condizione di iperandrogenismo e disfunzione ovulatoria a iperinsulinemia e resistenza insulinica, con un aumento rischio cardiovascolare.
Peculiarità cliniche e criteri diagnostici.
Nel 70% delle donne affette da sindrome dell’ovaio policistico si presenta una marcata attività androgenica, alterazioni degli ormoni omologhi che aumentano lo sviluppo dei pili con presenza di irsutismo.
Nella maggioranza dei pazienti si presenta un ciclo mestruale alterato con un allungamento dai 28 ai 50 e più giorni fino ad amenorrea. Il 30% di coloro con PCOS hanno però un ciclo regolare e non soffrono di amenorrea.
Nel 1961 Farriman e Gallwey pubblicarono sul Journal of Clinical Endocrinology un metodo a punteggio per identificare il grado di irsutismo nel sesso femminile, ancora oggi utilizzato seppur in una sua forma modificata (le modifiche sono state apportate nel 2001, ampliando il metodo originale).
Un parametro meno preciso che può identificare iperandrogenismo è la presenza di acne diffuso. Dal 15% al 30% delle donne adulte con sindrome dell’ovaio policistico manifestano acne (Wijeyaratne CN et al. 2002).
L’infertilità colpisce circa il 40% di coloro affette da PCOS.
Oggi i criteri diagnostici sono quelli descritti dall’immagine sottostante, tratta dalla ricerca di Sirmans e Pate del 2014 e pubblicata sul Clinical Epidemiology.

Fattori epidemiologici e stili di vita.
Dal 4% all’8% delle donne in età fertile sono affette dalla sindrome dell’ovaio policistico.
Persone affette da diabete, soprattutto di tipo 2, sono soggette ad avere la PCOS. Provenire ad una famiglia con genitori obesi rappresenta un ulteriore fattore di rischio.
Le pazienti con storie di sovrappeso e obesità possono essere maggiormente predisposte a manifestare un quadro clinico riconducibile alla PCOS.
I pazienti epilettici manifestano una frequenza più elevata di problemi riproduttivi inclusa la sindrome dell’ovaio policistico.
Coloro che presentano questa sindrome tendono ad avere un quadro di iperinsulinemia e resistenza insulinica. Quest’ultima coinvolge dal 50% al 70% dei pazienti con PCOS.
Trattamento dei disordini correlati alle mestruazioni.
La presenza di un ciclo mestruale in cui manca il rilascio di un ovocita dall’ovaio prende il nome di anovulazione.
L’anovulazione associata con la sindrome dell’ovaio policistico può aumentare nel paziente il rischio di carcinoma e iperplasia endometriale. La proliferazione endometriale può essere inibita dall’utilizzo di progesterone o dall’utilizzo di farmaci contraccettivi combinati, contenenti estrogeni e progesterone. Quest’ultimo metodo viene applicato per garantire una maggior regolarità mestruale.
La perdita di un 5% del peso corporeo, in caso di pazienti con evidente stato di sovrappeso, può migliorare i disordini mestruali in pazienti che presentano PCOS.
Trattamento dell’iperandrogenismo.
I tre sintomi tipici per chi ha iperandrogenismo sono: acne, alopecia e irsutismo.
Il primo approccio per la gestione dei disordini ormonali è ricorrere all’ausilio farmacologico mediante pillole contraccettive. L’utilizzo per almeno 6 mesi di pillole contraccettive permette di valutare la ricrescita dei capelli e un miglioramento dell’acne. Per l’alopecia non ci sono dati solidi sull’efficacia dell’ausilio farmacologico, ma può essere valutata dal medico curante una terapia a base di androgeni-inibitori.
L’utilizzo di pillole contraccettive influenzano diversi meccanismi ormonali:
- Riduzione delle secrezioni di DHEA.
- Incremento nella produzione epatica delle globuline leganti gli ormoni sessuali (SHBG).
- Inibizione della conversione periferica di testosterone a DHT.
La seconda linea di trattamento per la sindrome dell’ovaio policistico.
Un altro trattamento a cui si ricorre per le cisti ovariche è la laparoscopia, un esame endoscopico. Ad oggi si preferisce in molti casi utilizzare le gonadotropine.
Alimentazione in caso di PCOS.
Pazienti affetti dall’ovaio policistico devono prestare attenzione a tre fattori principali per impostare una corretta alimentazione:
- Dieta debolmente ipocalorica per incentivare una lieve diminuzione del peso (in caso di sovrappeso).
- Utilizzare carboidrati di alta qualità con un medio e basso indice glicemico (per migliorare l’iperinsulinemia e la resistenza insulinica).
- Un adeguato introito proteico (di circa 1 grammo per chilo di peso corporeo). Soggetti sportivi possono arrivare a 1,5 grammi per chilo di peso al giorno.
Viene di conseguenza che sarà indispensabile ridurre al minimo l’utilizzo di zuccheri semplici.
Non possiamo pensare che il trattamento farmacologico sia l’unica strada da intraprendere, ma bisogna prestare attenzione a tutti i fattori di rischio che incidono sull’aumento di peso e la resistenza insulinica (sedentarietà, dieta sbilanciata).
Esercizio fisico e PCOS.
Come qualsiasi sindrome che vede alterazioni sistemiche, è necessario che il soggetto sia educato a svolgere una sana e regolare attività fisica settimanale.
Quale attività scegliere? Ovaio policistico ed esercizio fisico.
Sia l’attività di stampo aerobico che anaerobico sono indicate purché siano progressive e individualizzate sul livello di preparazione del soggetto.
Ricordiamo che l’attività fisica apporta tre benefici principali in chi è affetto dalla sindrome dell’ovaio policistico:
- Aumento della sensibilità insulinica e miglioramento del metabolismo glucidico.
- Aumento del dispendio energetico e aumento della probabilità di andare incontro ad un fenomeno di dimagrimento e non di sola perdita di peso.
- Miglioramento della funzionalità enzimatica e sistemica.
Inoltre è bene precisare come l’esercizio fisico sia in grado di migliorare la produzione ormonale a più livelli portando a miglioramenti nella sintomatologia della PCOS con un aumento della frequenza ovulatoria che si traduce in un miglioramento delle funzioni riproduttive in generale.

Tutte le patologie necessitano di un approccio integrato tra diverse figure professionali: da medici, per la gestione e la monitorizzazione del paziente, ai nutrizionisti e personal trainer per agire sui fattori di rischio che possono causare la concatenazione di un quadro multifattoriale e un aggravamento delle condizioni di salute del paziente.
DISCLAIMER: il presente articolo vuole essere informativo e non intende sostituirsi in alcun modo a parere medico. Si declina ogni responsabilità dal seguire tali consigli senza la supervisione diretta di un addetto del settore sanitario e di un medico specialista.
BIBLIOGRAFIA – REFERENCES:
- Azziz R et al. (2004). Androgen excess in women: experience with over 1000 consecutive patients, J Clin Endocr Metab; 89(2):453-62.
- Ferriman D, Gallwey JD (1961). Clinical assessment of body hair growth in women, J of Clin Endoc; 21:1440–1447.
- Sirmans SM, Pate KA (2014). Epidemiology, diagnosis, and management of polycystic ovary syndrome. Clin Epidemiol; 6:1-13.
- Stein IF, Leventhal ML (1935). Amenorrhea associated with bilateral polycystic ovaries, Am J Obstet Gynecol; 29:181–191
- Wijeyaratne CN et al. (2002). Clinical manifestations and insulin resistance (IR) in polycystic ovary syndrome (PCOS) among South Asians and Caucasians: is there a difference?, Clin Endoc; 57(3):343-50

